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Mosca e il Vaticano

I dissidenti sovietici e l'Ostpolitik vaticana

Il «dialogo» tra Mosca e il Vaticano, avviato durante il pontificato di Giovanni XXIII e continuato con Paolo VI, ha alimentato in Occidente 
aspettative e speranze. Ma la disponibilità ecumenica verso i paesi 
comunisti dell'Est europeo a suo tempo suscitata in vasti strati cattolici 
dalla larghezza fiduciosa del «papa buono» doveva presto fare i conti da 
un lato con le inequivocabili prese di posizione dei governi di quei paesi 
e dall'altro con l'uso cinico e prevaricatore che di questo «nuovo corso» 
si faceva comunque da parte comunista. L'ecumenismo iniziale si andava 
di necessità sempre più riducendo a un irenismo vago e rinunciatario, a rapporti di vertice con Chiese non libere, ai rituali di una diplomazia 
sterile. Ma si restava aggrappati all'illusione che cedi menti e compromessi 
nei confronti dei paesi comunisti alleviassero la sorte delle varie «Chiese del silenzio»; non si dava retta al testimoni 
anche autorevolissimi che pure v'erano, si preferiva coltivare azzardate 
speranze che registrare amare realtà.
Con l'avvento del «dissenso», centinaia di voci hanno gridato al mondo la propria 
inconfutabile testimonianza: il «dialogo» e l'ecumenismo verticistico slegavano ancor più 
le mani agli aggressori, consegnavano ancor più le popolazioni dei paesi 
comunisti all'arbitrio dei potenti.
Questo libro di Alessio U. Floridi, grande conoscitore della letteratura 
del samizdat e dell'ambiente dell'opposizione interna sovietica e degli 
altri paesi comunisti, affronta in questa prospettiva tali vicende dell'Ostpolitik valicana.
Il libro è introdotto da Michail Agurskij, cibernetico e figura tra 
le più rappresentative del dissenso russo.

Alessio Floridi
Mosca e il Vaticano, I dissidenti sovietici di fronte al dialogo
pp. 360, ed. 1976