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La crisi della filosofia occidentale

Opere di Vladimir Solov'ev – volume II

Questo volume, che prosegue la serie delle “Opere” del grande filosofo, presenta il suo primo lavoro di ampio respiro, la “Crisi della filosofia occidentale” (1874), ed è un’ampia scelta di articoli, in particolare sui filosofi moderni. “Mi è molto piaciuta,”-disse Tolstoj dopo aver letto la “Crisi”- “Ecco un altro uomo che è entrato a far parte di quel piccolo drappello di russi che sono capaci di pensare con la propria testa”. In una critica serrata e puntuale della filosofia occidentale da Cartesio a Schopenhauer, Solov’ev ne denuncia il peccato fondamentale , quel formalismo astratto che ha finito di espellere dalla realtà sia il conoscente sia il conosciuto e ha ridotto tutto alla pura forma della conoscenza. Il razionalismo esclusivo e l’empirismo esclusivo, espulso Dio dall’essere, hanno frammentato l’integralità dell’uomo e del cosmo, facendo prevalere ora l’uno ora l’altro, ma senza mai essere capaci di restare fedeli ai loro stessi principi. Solo la riscoperta dell’unitotalità offerta dalla tradizione ecclesiale può permettere di recuperare la verità di questi principi e di liberarla dall’esclusivismo formalistico che la vanifica. Il criterio con il quale Solov’ev si pone di fronte alla modernità, ed alla filosofia moderna in particolare, non è mai quello di una confusione con essa (pura accettazione) né quello di una separazione da essa (puro rifiuto), non è né quello modernista né quello premoderno o antimoderno ma, se così si può dire, quello ultramoderno o calcedoniano dell’assunzione per la trasfigurazione.

a cura di A. Dell'Asta
pp. 316, ed. 1990






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