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La Croce e la vite

Icone e affreschi dell’Antica Georgia

Riandando alle origini del cristianesimo in Georgia, ci imbattiamo nel simbolo della croce ricavata da un ramo di vite, che la Vergine affidò a santa Nino inviandola a evangelizzare queste terre. La croce-vite è anche l’archetipo del particolare «carisma» del cristianesimo georgiano e della sua cultura, in cui fecondità e convivialità si intrecciano con una vertiginosa, irriducibile tensione alle altezze.
L’antichissima arte della coltivazione della vite e della produzione del vino in Georgia trova il suo punto di arrivo nell’arte del convivio, ancor oggi radicata nella società e scandita da gesti e rituali sacri.
Nasce da questo incrociarsi di umano e divino la civiltà austera, impervia e aristocratica dell’Alto Svaneti, con le sue case-torri e la sua arte ieratica, incisiva, quasi selvaggia. Nasce di qui, oltre che dall’antico mito del vello d’oro, l’amore per la lucentezza dell’oro, degli smalti e delle pietre preziose, con cui sono realizzate splendide icone caratteristiche dell’arte sacra georgiana. È un amore appassionato per ogni bellezza fisica e naturale, radicato in quello che Pavel Florenskij, nato tra i monti del Caucaso, definiva l’«interrogativo sul trascendente».
A introdurre il lettore in questo universo artistico e spirituale è Nana Burchuladze, storica dell’arte, docente universitaria e conservatrice del patrimonio artistico medioevale del Museo Nazionale Georgiano.

Nana Burchuladze
pp. 50, 25 tavole a colori, ed. 2016


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