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Nulla va perduto

La figura di Pavel Florenskij, teologo, filosofo, matematico, chimico e inventore, fucilato nel 1937.

Personalità assolutamente eccezionale, Pavel Florenskij (1882-1937) è un gigante della fede scaturito da un'epoca nichilista o, all'opposto, dedita a un misticismo malato, e da un'educazione familiare che censurava ogni presenza religiosa. Il suo cammino intellettuale e spirituale ha preso le mosse da due sentimenti molto semplici: l'ammirazione della natura («nelle cose più ordinarie è nascosto un vertiginoso senso dell'infinità e della trascendenza»), e il desiderio di vincere la solitudine («il luogo nel quale incomincia la rivelazione della verità è l'amicizia, come nascita misteriosa del "tu”»).
Questo cammino ha attraversato tre fasi distinte: quella della formazione, che lo ha visto abbandonare l'agnosticismo per approdare alla fede e addirittura al sacerdozio. Quella del lavoro, che ha occupato gli anni centrali e ha visto fiorire le sue potenti sintesi culturali e gli studi scientifici. E da ultimo quella del martirio, che lo ha visto in lager, ma sempre immerso nel lavoro di ricerca e riflessione; fino al giorno della fucilazione. 
Grande teologo, filosofo, matematico, chimico e inventore, Florenskij non ha mai visto nella conoscenza una forma di dominio, ma ne ha tratto lo stimolo per ritrovare Dio e per cercare nella comunione ecclesiale la colonna e il fondamento della verità. L'idea dell'unità caratterizza tutto il suo tragitto esistenziale: «Che cosa ho fatto io per tutta la vita? Ho contemplato il mondo come un insieme».


Adriano Dell’Asta, L'ubomir Žák (a cura di)
pp. 72, ed. 2009