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«Che cos’è la verità?»

Un dibattito alle soglie della rivoluzione russa

Nel trentennio che precedette la rivoluzione del 1917, all'interno della 
società russa, formalmente benpensante, le coscienze erano intorbidate 
dalla stessa confusione di oggi, domande inespresse ma drammatiche laceravano le coscienze preparandosi ad erompere in conflitti sociali e politici. I fantasmi dell'utopia sociale, del terrorismo, di un profetismo ed esca
tologismo ambiguo convogliarono la società del tempo verso la catastro
fe, originando la rivoluzione e un fenomeno storico senza precedenti, il 
totalitarismo.
Appartiene alla penna di Dostoevskij l'espressione «paralisi della Chiesa», 
un drammatico richiamo a riscoprire il volto vivente di Cristo offuscato da 
un ateismo pratico ammantato di forme esteriori di pietà. Lev Tolstoj incar
na la figura del ribelle ad ogni convenzione, scomodo cercatore e insieme 
prigioniero di una ragione che rifiuta di aprirsi al mistero.
I futuri ideologi della rivoluzione, da un lato, e i futuri martiri e confessori 
della fede, dall'altro, erano figli di questi conflitti e vissero tutte le seduzio
ni dell'ideologia e le tentazioni della violenza. La radicale novità portata 
da questi ultimi è una pas
sione umile e tenace per la verità dell'uomo, incontrata nella figura vivente 
di Cristo.


«Che cos’è la verità?». Un dibattito alle soglie della rivoluzione russa
(a cura di A. Dell'Asta),
pp. 72, ISBN 978-88-87240-77-1, ed. 2007

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