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Evtušenko, un poeta per tutte le stagioni

Ha cantato le conquiste del socialismo e demolito l'epoca staliniana, parlava con Andropov e difendeva Solženicyn. Fedele al socialismo ma critico dei suoi soprusi, ha sperato fino all'ultimo nella riconciliazione tra russi e ucraini.

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Nel '74 un altro episodio fa insorgere pubblicamente il poeta: Aleksandr Solženicyn viene fermato e successivamente espulso dall'URSS. Saputo dell'arresto, Evtušenko telefona direttamente ad Andropov, presidente del KGB.
«Telefonai da un posto pubblico. Mi dissero che era in corso una riunione. Potevo immaginare di cosa si trattasse: prima l'avevano arrestato, e solo poi si erano messi a decidere su come procedere. Insistetti perché mi mettessero in comunicazione. Alla fine sentii una voce asciutta, stridente:
– La ascolto.
– È vero che l'hanno arrestato? – Chiesi con tono spezzato.
– È vero – rispose la voce spenta.
Singhiozzando per l'agitazione, gridai in tono patetico che se l'avessero incarcerato di nuovo, sarei stato pronto a morire sulle barricate. La voce stridente, dall'altro capo del filo, brontolò cupamente la risposta al mio ricatto dal sapore romantico-rivoluzionario:
– Allora gli dica pure addio».
Anche in questo caso il poeta invia una protesta a Brežnev, e un suo intervento appare sulla stampa occidentale. Per ripicca, le autorità annullano il concerto composto con brani dalle sue opere, previsto a Mosca con diretta televisiva.
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Verso la fine degli anni '80 Evtušenko si interessa al tema del recupero della memoria storica: «Agli errori di Stalin – aveva scritto nel suo intervento in difesa di Solženicyn – è stata data una riverniciatura che deforma la storia allo scopo di giustificarla. Tutto ciò è pericoloso per il volto della nostra gioventù, perché chi non conosce il passato del proprio paese non può vedere in piena luce il suo presente».

Dall’intervista a gordon.ua
Non so come spiegarglielo, ma dal 2014 l'Ucraina apre e chiude le sue giornate con i bollettini dal fronte. Ogni giorno ci sono morti e feriti. Io non credo né alla fratellanza, né alla riconciliazione con la Russia di Putin.
Ma io sto parlando della fraternità di tutti i popoli umani! Non si possono trasferire i confitti dei politici sulle relazioni fra i popoli! Quello che Lei dice è spaventoso! Come può essere impossibile la riconciliazione? Cosa propone allora all'umanità?

Io ho solo una proposta, e non per l'umanità, ma personalmente per Putin: ritirare i suoi soldati «in congedo» e andarsene dal mio paese.
Lei non crede alla riconciliazione con la Russia? Quindi Lei non crede che sia possibile la fratellanza! Ma in che cosa crede allora?… Io invece sono convinto che tutto questo passerà come un cattivo sogno. Quando accadrà, non lo so, ma passerà! Quel che sta accadendo ora è come un morbo, un'epidemia, ma passerà! Voi, in Ucraina non credete nella gente russa? Io invece sì! (…)

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