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Prepariamoci a una grande festa

Berdjaev dice che una vita autentica introduce nell'eterno e presuppone la morte della morte. Quindi è bene che, almeno qualche volta, ci ricordiamo dell'eternità a cui tutti siamo chiamati.
Chiamati a questa festa che si fa in Paradiso. È la festa di tutti i santi! Non solo quelli che sono stati dichiarati tali dalla Chiesa, ma di tutti i santi, quindi anche i nostri parenti che sono in Paradiso. Perché la Chiesa non ha la pretesa di mettere in prima fila in cielo quelli che ha dichiarato santi. Quelli che ha dichiarato santi ci sono di certo, ma, speriamo, che anche la stragrande maggioranza dei nostri cari che ci hanno preceduto sia in Paradiso! Almeno io parlo con mia madre come se fosse in Paradiso.
Questa festa del cielo interessa anche noi: sarà la nostra festa, la nostra festa definitiva. Perciò possiamo dire che la vita è una festa, che la vita è bella perché è una festa! Naturalmente questa vita sulla terra comporta sacrifici, croci e difficoltà, ma se confrontiamo questa piccola vita in terra con l'infinita vita del Paradiso, capiamo è una cosa da niente. Vale naturalmente, ma è importante che noi consideriamo il valore secondo la sua intrinseca durata. Questa vita che noi tante volte giudichiamo difficile è una vita che è destinata a finire in qualcosa che non sarà per niente difficile: sarà tutto amore, tutta libertà, tutta gloria, tutta pienezza del nostro essere. Dobbiamo tener presente, mentre affrontiamo le difficoltà della nostra vita quotidiana, che noi comunque siamo chiamati a una vita perenne, eternamente in festa.
Ma cos'è questa vita del Paradiso? Niente di particolare, ma tutto estremamente bello. È l'intimità con Cristo, è l'unione tra i fratelli. Saremo un corpo solo e un'anima sola. E questo è l'ideale cui tendiamo anche su questa terra, perché possiamo in qualche modo anticipare fin da adesso questa festa che si fa sempre in cielo. Il criterio è proprio lo stesso che hanno i santi in Paradiso: loro sono così intimamente uniti a Cristo, che godono infinitamente, sono infinitamente liberi, hanno un'unità grandissima in Cristo, che noi nemmeno immaginiamo.
Oggi siamo con Lui uniti e quindi uniti con i nostri santi che sono in Paradiso, in ogni momento. I santi nel medio evo si domandavano in ogni situazione: «Quid hoc ad aeternitatem?», che cosa vale questo rispetto all'eternità? Anche noi dobbiamo dirlo frequentemente, capire qual è il significato del particolare. Quanto vale questo particolare in confronto con l’Assoluto?
Allora non possiamo rattristarci. Possiamo soffrire qualche volta, ma dobbiamo fondamentalmente sapere di essere in festa e destinati alla festa. Una festa che è certamente dei santi, ma che può essere ogni giorno per noi se condividiamo questa unità con Cristo e questa unità fra di noi.
Chiediamo alla Madonna che ci dia la grazia di capire sempre meglio che siamo fortunati su questa terra.



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