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Padre Men’: «Aggrappatevi al Cielo»

Quest’anno il 9 settembre è caduto di domenica esattamente come 28 anni fa, quando uccisero padre Men’ mentre si recava a dir messa.
Cos’è cambiato da allora? Molte cose, certamente, e non tutte in meglio. Il regime comunista non c’è più ma è in atto un revival sovietico senza precedenti. La Chiesa russa non è più perseguitata, ma sta dilapidando un’eredità luminosa e la propria libertà, in cambio di una presenza capillare nella società, che molti considerano eccessiva e che non sempre è gradita.
In generale, l’istituzione ecclesiastica sta attraversando un momento drammatico di divisione e di smarrimento, anche a causa dello scontro con il patriarcato di Costantinopoli riguardo all’autocefalia ucraina, che porta allo scoperto progetti politici e mire nascoste. Sospetto ed estraneità sembrano essere i sentimenti dominanti fra molti cristiani russi, timorosi della libertà e del diverso. Qualcuno scrive persino che quanto alla situazione religiosa si è tornati al 1914, con «un’ortodossia glamour e caramellosa» ma intrisa di cinismo, che in fondo non interessa più a nessuno.
I giudizi abbastanza spietati che si incontrano in rete nascondono spesso il dolore di una grande delusione, una demoralizzazione soffocante.

Padre Aleksandr lo aveva previsto pochi mesi prima di morire, quando aveva detto che certamente la libertà sarebbe stata restituita alla Chiesa, ma che temeva per come sarebbe stata usata…
Conosceva molto bene tentazioni e difetti degli uomini di Chiesa, eppure questo non bastava ad abbatterlo, perché vedeva che non era tutto lì e non poneva tutta la sua speranza nelle risorse puramente umane; lo slancio evangelico gli veniva dal concepire il cristianesimo come un’adesione interiore e personale a Cristo presente oggi.
Lui era concentrato su Cristo, coinvolto con Lui nel vivere quotidiano; guai, diceva «se io non sentissi che Cristo è veramente qui con noi, se non sentissi la Sua voce dentro di me, la Sua voce chiara e distinta, più di qualsiasi altra voce umana». «Aggrappatevi al Cielo», consigliava ai suoi figli spirituali.

«Le pietre, il flusso impetuoso del magma vulcanico, la lava sono mortiferi, niente di vivo può sopravvivere. Ed ecco che nasce un germoglio piccolissimo. Un germoglio verde, un fiorellino minuscolo. È infinitamente fragile rispetto a questi massi morti. Infinitamente debole, ma è lui che costituisce il senso di tutta la realtà. È vivo, capite, è vivo e trasfigura tutto. Lui sta lì solo, ed è piccolo. Lo stesso è il bene. È come la vita tra i morti. È piccolo, debole, ma lì è racchiusa l’essenza e il cardine della storia e del creato. E dell’uomo stesso. Tutta questa enorme massa di male alla fine si trasformerà in polvere, perché non vale niente. Mentre il bene riempirà il mondo.
Le cose cattive le vede anche uno stupido! Le cose cattive stanno sempre alla superficie, perciò è facile. Ma distinguere il valore anche in un uomo poco simpatico è già qualcosa di grande, è arte. E se noi vediamo il positivo della vita, procediamo senza piegarci, senza lasciarci schiacciare, senza sbuffare con disprezzo, camminiamo nella vita come figli di Dio: in letizia, tranquilli, franchi, coraggiosi. Come si conviene all’uomo».

Diceva sempre che non aveva tempo di abbattersi perché Cristo lo urgeva ad «occuparsi d’altro». Questa era la sua risposta ai «tempi cattivi»: non si lasciava abbattere ma si occupava d’altro, metteva il male e il peccato ai piedi della Croce e li affidava alla misericordia del suo Cristo.