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La ferita dell’«uomo nuovo»

La rivoluzione russa fu una gigantesca pedagogia del terrore, per censurare la paura del mistero e togliere all'uomo la gioia. Ossia ciò che lo rende umano. Intervento alla conferenza «Esiti spirituali della rivoluzione».

Tutti noi in questi giorni discutiamo degli eventi accaduti in Russia cento anni fa. (…) Sono l’inizio di un inaudito Dolore, sono la Catastrofe della Russia, il giorno dell’afflizione per tutti i morti ammazzati, gli esiliati, gli oltraggiati, per coloro che sono stati privati «della letizia e del loro stesso destino». Ma anche i sopravvissuti, a loro modo, hanno sofferto quanto gli assassinati. Perché il terrore di tipo bolscevico non è diretto immediatamente alle sue vittime, esse sono solo un mezzo per intimidire gli altri, tutti quelli a cui è capitato di nascere in quello spazio. Il terrore aveva carattere pedagogico, educativo.
(…)
Vengono raccolti e divulgati fatti che fanno inorridire, storie private che lasciano esterrefatti. Ma perché, allora, questi fatti noti e divulgati non bastano a impedire che si continui con la solita solfa: «però il cosmo, l’urbanizzazione, le centrali idroelettriche» e via discorrendo? Penso che il motivo sia la catastrofe antropologica di cui stiamo parlando. È stato formato un uomo che può dire: «Era necessario». Era necessario annientare degli innocenti, distruggere il paese, coltivare l’ignoranza in campo umanistico e religioso, operare generazione dopo generazione una selezione negativa della popolazione… Era necessario.
Un uomo simile non c’era da nessuna parte. L’hanno formato nei campi di rieducazione, attraverso il linciaggio pubblico dei «traditori», e così via. Mi riferisco qui all’ottobre, alla presa del potere da parte di una forza storica ancora sconosciuta, di un partito «ideocratico».
(…)
Questa crudeltà è entrata in noi anche se ne siamo stati solo testimoni. Io non ho incontrato tra i miei compatrioti di oggi una sola persona benevola, cioè non solo non rancorosa, ma che neppure porti in sé la ferita del rancore. Se tra di noi ci fosse un uomo simile, sembrerebbe un marziano. Incontrare uomini così in Europa non è un miracolo. (…) Un vecchio sacerdote moscovita mi diceva: «Preghi di non perdere il rispetto per le persone. Da noi è possibile solo per miracolo».
E così il potere ha affermato «di fare nuova ogni cosa» (avrete certo riconosciuto la citazione), di realizzare le aspirazioni secolari degli «umiliati e offesi» (e questa?), di tutti gli affaticati e gli oppressi… Chiaramente, dopo che avrà annientato i nemici e rieducato tutti gli altri.
Gli slogan utopici non hanno ammaliato solo gli ingenui uomini «nuovi», hanno trovato l’appoggio anche di quelli resi esperti dalla storia. Il vecchio mondo è prossimo a crollare, al suo posto sorgeranno cieli nuovi e terra nuova.

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