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La teologia dopo il GULag

Riflettere sulla violenza del XX secolo per la Chiesa non vuol dire soltanto contare i martiri, ma trovare il senso profondo della tragedia, ora. Un commento alla conferenza «L’eredità del GULag: storia, memoria e sacro nella Russia post-sovietica».
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(…) Si può dire che, come c’è stata la «teologia dopo Auschwitz», può esserci anche una «teologia dopo il GULag»? In teoria sembra più che logico. Tuttavia qui i problemi sorgono non solo e non tanto nel porre la questione, quanto dal contesto storico, teologico e politico in cui questa si pone. La «teologia dopo Auschwitz» è diventata un elemento importante nel processo di cambiamento della coscienza tedesca dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale. Niente di tutto ciò è avvenuto, né ha potuto avvenire, in Russia dopo la caduta dell’Unione Sovietica. I servizi di sicurezza che hanno compiuto le repressioni di massa, hanno piazzato i loro colonnelli sulle poltrone delle massime cariche dello Stato.
(…)
Se la Chiesa ortodossa russa rivendica il ruolo di Chiesa nazionale, il suo atteggiamento verso le vittime delle persecuzioni di massa e la distruzione del popolo deve essere di una chiarezza cristallina. E ciò presuppone non solo che si venerino i nuovi santi, ma anche che si faccia memoria delle vittime e, inoltre, dei carnefici. In Russia tuttavia sono questi ultimi a creare maggiori difficoltà. Spesso la situazione è capovolta: le vittime vengono presentate come criminali, mentre dei veri criminali si preferisce tacere. Talvolta può anche capitare che vengano elogiati. (…)

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