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Una vita concentrata in Cristo

Un anno fa ci lasciava padre Scalfi, fondatore di Russia Cristiana e della rivista che oggi è confluita nel nostro portale. Nelle parole del vescovo di Bergamo riviviamo la ricchezza della sua straordinaria persona.

Cari sorelle e fratelli, l'eucarestia che celebriamo raccoglie tre grandi sentimenti e intenzioni: innanzitutto il dolore condiviso, perché anche se alcuni di noi accumulano anni, il distacco è sempre doloroso. Insieme a questo vogliamo unire l'intenzione che con parola cristiana prende il nome di suffragio cioè la nostra preghiera, particolarmente questa eucarestia offerta, perché padre Romano venga accolto nella pienezza della vita di Dio, purificato. Quella purificazione di cui tutti abbiamo bisogno e che nel corso della nostra vita chiediamo, che la comunità cristiana insieme chiede al Signore per coloro che si presentano a Lui.
E finalmente la riconoscenza: noi rendiamo grazie a Dio per il dono che abbiamo ricevuto, un dono che è riconosciuto anche dalla vostra numerosissima presenza che dice, certamente più della nostra stessa presenza, quanto è ampia la riconoscenza al Signore per il dono di padre Romano.
Io mi permetto di riprendere particolarmente la lettura del Vangelo.

Sembrava che la coincidenza della morte di padre Romano con la celebrazione del Natale potesse essere illuminata in un modo speciale da questo Vangelo, il Vangelo del vecchio Simeone che, appunto nei giorni della natività di Gesù, lo riconosce al tempio, e prega Dio con le parole che ci sono tanto familiari: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace (…) perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza».
Ebbene, Simeone rappresenta in maniera delicata e nello stesso tempo intensa l'attesa fervorosa e il riconoscimento della presenza del Signore. Ecco, a me sembra che questo tratto di Simeone illumini bene quell'intuizione spirituale che connota la vita, la dedizione e la testimonianza di padre Romano in ordine alla presenza della fede, della presenza del Signore, della presenza dei cristiani in quella terra di Russia che tanti decenni fa ormai sembrava aver completamente nascosto o cancellato. Padre Romano fa un atto di fede, riconoscendo quello che la maggior parte non riconosceva più, non vedeva più: lui ha riconosciuto e ha visto quello che tanti non vedevano più.
Ma non basta questo: potrebbe essere un dono del Signore, un'illuminazione, un'intuizione storica. Questa intuizione spirituale della presenza del Signore appartiene a tutta la sua vita. Scriverà: «Non vi è nulla che appaghi come la felicità di sapersi amati da Cristo e poterlo incontrare, riconoscere, in ogni volto e in tutte le circostanze».
V'è un secondo tratto che il Vangelo ci consegna, ed è quello dell'attesa e della preparazione alla morte: «Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace». Sì, padre Romano ha atteso e si è preparato alla morte come incontro definitivo con Cristo nella luce, perché Cristo è la luce, la luce della grazia, della fede, della bellezza e della verità. Questa luce splende nella persona di Cristo e nella Sua umanità.

La vita cristiana è tutta nella concentrazione in Cristo, e così è la testimonianza che ci lascia padre Romano, fino all'ultimo, quando ormai l'eucarestia, la preghiera e i volti degli amici stavano raccogliendo tutta intera la sua esistenza.
Debbo confessarvi che nonostante una fraterna amicizia, pur considerandomi più suo figlio per l'età, pur leggendo tanto di lui, per la prima volta in questi giorni ho aperto il sito di Russia Cristiana e ho trovato nella pagina di apertura le parole dello starec Giovanni nella grande narrazione della Leggenda dell'Anticristo di Solov'ev, che mi è stata molto cara, ed è stata una sorpresa felice ritrovarla.
Vorrei citare quell'espressione perché dice appunto di questa concentrazione in Cristo: il grande imperatore ha convocato il concilio di tutte le Chiese, e quindi a questo concilio che dovrebbe essere pacificatore e unificatore, son presenti il papa non ancora riconosciuto, lo starec Giovanni a rappresentare le Chiese ortodosse, e finalmente il pastore Paul a rappresentare le Chiese della Riforma. E questo imperatore che sogna appunto di governare il mondo facendo un'unica religione, offre i doni migliori: ai cattolici – il riconoscimento del papa; agli ortodossi – la Tradizione, un grande museo della Tradizione; ai rappresentanti delle Chiese riformate consegna la possibilità di uno studio accurato della Scrittura. E tutti si entusiasmano, vanno presso l'imperatore tranne questi capi e pochi che rimangono con loro, e allora dice l'imperatore: «”Ma che cosa posso fare ancora per voi, strani uomini? Cosa volete ancora da me, cosa posso darvi ancora di più? Ditemelo voi stessi o cristiani, abbandonati dalla maggior parte dei vostri fratelli e capi, condannati dal sentimento popolare, cosa avete di più caro nel cristianesimo, rispetto a quello che io vi ho donato?”
Allora simile a un cero candido si alzò in piedi lo starec Giovanni e rispose con dolcezza: “Grande sovrano, quello che noi abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso”».

Io credo che questa concentrazione su Cristo sia proprio il criterio con il quale noi possiamo riconoscere la testimonianza di padre Romano. L'intelligenza e il cuore, la bellezza e lo stupore, il coraggio e la verità insieme, diventano la porta d'ingresso per Cristo. La dedizione di tutto se stesso, da parte di padre Romano, all'evangelizzazione, al riconoscimento della fede, all'unità dei cristiani nei paesi dell'Est europeo particolarmente in Russia, in realtà è la dedizione di tutto se stesso a Cristo.

E infine, il Vangelo di Simeone ci dice dell'attesa e della preparazione all'unione perfetta con il Signore nella resurrezione e nella pace: ora lascia che vada nella pace.
La nascita di Gesù, il Natale, nell'orizzonte della storia degli uomini, apre la strada alla nascita dell'uomo nell'orizzonte di Dio.
Ho conosciuto padre Romano Scalfi nel 1965: io ero un giovane seminarista al ginnasio quando lui veniva, durante la celebrazione della Settimana ecumenica, e in seminario celebrava la Divina Liturgia in rito bizantino-slavo. Ho custodito per tanti anni la sua testimonianza e la storia di Russia Cristiana, sono giunto vescovo a Bergamo e l'ho reincontrato anziano ma così vivo, che ho pensato addirittura alla vocazione di un giovane che legato alla nostra diocesi potesse alimentare la testimonianza dell'opera da lui iniziata.
Di lui io posso dire: fu tanto possente nella fede nella sua giovinezza, fu tanto trasparente nella sua vecchiaia.

(testo non rivisto dall’autore)


key-words: Scalfi, Russia Cristiana