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Festa di tutti i santi

La memoria dei santi – ci ricorda padre Scalfi – è più ampia di quel che pensiamo, abbraccia anche il rapporto con i nostri cari defunti, un legame che si rafforza e si purifica. Un’omelia del 2015.
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Celebriamo la festa di tutti i santi, non soltanto, naturalmente, quelli che sono stati canonizzati ufficialmente dalla Chiesa, ma tutti quelli che sono in paradiso. I canonizzati sono una minima parte rispetto a tutti gli altri che sono andati in paradiso. E la vita di questi santi resta per noi un mistero, però qualche cosa comprendiamo.

Abbiamo sentito dall’epistola che saremo simili a Dio. Non sappiamo bene come spiegare questa definizione, però sappiamo che in paradiso vivremo una vita super-umana, simile a quella di Dio.
Per questo dobbiamo tenere presente che coloro che ci hanno abbandonato, i nostri cari (e speriamo che siano tutti in paradiso) hanno una vita che non si è staccata dall’umanità, non è che si siano dimenticati di noi. Non possiamo credere che abbiano chissà che cosa da fare in paradiso per poter pensare alle nostre miserie… no! Sono più uomini di prima, se sono simili a Dio, sono più attenti di prima alla nostra situazione.
Se c’è qualcuno che ci ha amato, in paradiso ci ama di più.
Se c’è qualcuno che ci pensava, in paradiso ci pensa di più.
Se c’è qualcuno che in qualche modo ci aiutava, in paradiso ci aiuta di più.

La morte non è una separazione dalla vita, è un compimento della vita quando andiamo in paradiso. E noi dobbiamo sfruttare questa situazione e trattare questi nostri santi come degli amici che ci sono cari e costantemente fanno il bene con noi.
Quando erano con noi potevano peccare qualche volta, ma in paradiso no. Potevano dimenticarci qualche volta, ma in paradiso non possono più dimenticarci. Potevano essere indifferenti, ma in paradiso non si può più essere indifferenti.

Noi dobbiamo vivere questa interezza dell’umanità e dello spirito che i nostri amici, i santi, oggi godono in paradiso. Dobbiamo sentire un’amicizia che ci fa più vicini a loro, che costantemente ci richiama a un’umanità più bella, a una santità interiore più grande, insomma ad essere più uomini e più santi. Anche noi siamo santi. San Paolo quando parlava ai corinzi diceva «ai santi che sono in Corinto». Noi ne partecipiamo; non abbiamo ancora la pienezza di vita che hanno loro, ma tendiamo e dobbiamo desiderare di essere sempre più vicini, più amici e simili ai nostri che ci hanno preceduto in paradiso.



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