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La gloria di Dio è la croce stessa

Se il cristianesimo non è follia e sovvertimento delle logiche mondane tradisce se stesso. Oriente e occidente, guerra, servizio e gratuità nell’intervento del nunzio apostolico in Ucraina monsignor Gugerotti al seminario estivo di Lyšnya.

In italiano, come in tutte le lingue occidentali mi sembra, c’è una sola parola che indica il servizio in tutte le sue possibili sfumature. Per esempio noi chiamiamo «servizio» anche la leva militare. Pensate che da noi i «servizi» sono persino le toilette, parola che non si potrebbe certo tradurre con služenie! Invece la lingua russa, e forse anche la lingua ucraina, permettono di distinguere più chiaramente il servizio inteso come dovere ed il servizio inteso come vocazione.
(…) Eppure l’origine della parola «servizio» è molto triste: in tutte le lingue occidentali essa deriva dalla parola «servo», cioè schiavo. (…) Questo concetto doveva essere così radicato che con l’arrivo del cristianesimo si instaurò un vero capovolgimento. Quando Gesù dice: «Voi non fate come i potenti di questo mondo» e comincia a lavare i piedi dei suoi discepoli, nasce una nuova idea di servizio: un servizio speso per amore, il che è un paradosso, un ossimoro! (…)
Fu così che quando nel mondo antico iniziò il fermento del cristianesimo, i cristiani dovettero giustificare il loro strano comportamento, per cui diventano servi volontari.
(…) Sant’Agostino si chiede come possa esserci un servizio speso con gioia. Agostino risponde coniando un’espressione particolare, la libera servitus: «Nella casa del Signore libera è la schiavitù». Servitus era una parola solo negativa; ma questa servitù è scelta liberamente e Agostino spiega così questa scelta: «Libera, poiché il servizio non lo impone la necessità, ma la carità».
Quello che io trovo di più difficile nella cultura delle zone in cui in questo momento è in corso la guerra, come anche in moltissime altre zone del mondo, è proprio la comprensione di cosa sia questa «libera servitus».
(…) Sono stato nunzio in Georgia, Armenia, Azerbaijan, Bielorussia e Ucraina. Mi è capitato di offrire un aiuto a una madre: «Tuo figlio ha i denti rovinati! Penserò io alle cure dentali!». La signora mi guardava e diceva con gli occhi: «Cosa vuoi da mio figlio, dalla nostra famiglia?». Mi è capitato molte volte di offrire a dei giovani musicisti talentuosi l’opportunità di seguire dei corsi all’estero, i genitori resistevano all’idea e si dicevano: «Ma questo cosa vuole? Che cosa ci chiederà in cambio?».

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