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È più facile credere nei miti

«Fino alle terrose zucche di mugico
Giungeva e s’allargava la voce,
che per i contadini adesso
combattevano certi “bol’šaki”
Oh, oh, oh! Che forza!»

Così sbraitava Majakovskij nel poema Bene!, proprio alla viglia della collettivizzazione.
E adesso, è a questa stessa forza che danno il proprio voto le nipoti e pronipoti di quegli stessi contadini, divenute ormai nonne. Non sono soltanto le élite ed i parlamentari foraggiati a farlo, tutt’altro.
Anche se a loro, alle nonne, questa super forza non promette nulla, a parte una pensione da fame. O meglio, a parole, come una volta, promette qualcosa, ma il fragore dei missili che vinceranno tutti (a questo proposito non si usa ricordare l’inevitabile distruzione reciproca che seguirebbe) è molto più potente del suono delle monete contate nelle farmacie.
Sono le mitologie che governano il mondo, perlomeno il nostro mondo russo, e allora pussa via, sparisci, trema realtà…
Le mitologie governano anche l’Occidente, ma qui si può almeno ogni tanto obbiettare in qualche modo, e non soltanto in internet.
Il mito che nessuno ci ama, che tutti ci danno contro da ogni parte per calpestare la nostra unità e i nostri collanti spirituali.
Il mito che l’onore della patria risiede in certi muscoli sportivi (non nelle teste!) che sono un pochetto più forti degli altri.
Ma i miti da dove vengono? Dai complessi. È che non ci vogliono bene…

Zelinskij



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