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La tecnica del sospetto, e la potenza di un gesto solidale

Sof’ja Petrovna, protagonista dell’omonimo romanzo di Lidija Čukovskaja era convinta della giustezza assoluta dell’ordinamento socialista sovietico. La sua certezza non viene meno neppure quando arrestano suo figlio: certo le cose si chiariranno, perché lui è un innovatore, uno stalinista convinto, non è come gli altri; da noi non arrestano a caso… E alla fine la sua certezza diventa follia, che la porta a fuggire gli unici amici finiti alla deportazione.

Più di una volta, nel periodo del processo contro Jurij Dmitriev [storico, ricercatore di fosse comuni del terrore staliniano, processato con l’accusa di pornografia ndr] e degli altri processi ingiusti, mi è capitato di sentir dire cose del tipo: «È ben triste… È doloroso, però non c’è fumo senza arrosto».
A dire così erano persone brave, assolutamente non cannibalesche, ma la loro idea della «tecnologia del fuoco» escludeva l’ipotesi che il fumo possa tranquillamente levarsi da un «petardo» di calunnia, da bracieri di menzogna, da turiboli di viltà e cattiveria.

E ancora una volta, non perché questa gente sia stupida, ma perché se non si ammette questa ipotesi si vive più tranquilli, si può restare nella «zona di comfort» di un mondo precisamente delimitato, senza dover patteggiare faticosamente con la propria coscienza.
«Da noi non succedono certe cose per caso…».
La mente compiacente si affretta a suggerire milioni di conferme prese «dalla storia», «dalla religione», «dalla psicologia», dalla «cronaca recente», da «quel che ne pensa il Nostro» e, in fondo, dalla convinzione che la nostra parola non ha nessun peso e noi non possiamo cambiare nulla.
Grazie a questi argomenti il «fumo» infernale si propaga, si addensa, restringe talmente l’orizzonte etico che non si distingue più il bene dal male, la verità dal suo opposto, così che si può sospirare con sollievo: «è tutto così complicato».

È complicato, effettivamente, ma non nel senso della falsa complessità del relativismo, bensì per la reale difficoltà di scegliere tra rinunciare alla verità in favore della tranquillità psicologica, e avere il coraggio di riconoscere: «Sì, arrestano senza motivo. Sì, spargono calunnie»… e di opporsi.
Magari con un gesto qualsiasi, che non cambierà niente esteriormente, come il saluto che Hélène Berr ricevette da uno sconosciuto «cattolico d’Alsazia» il giorno che agli ebrei fu imposto di portare la stella; o come la scritta apparsa sul nostro muro di cinta: «Io conosco quell’uomo, non è affatto quel bastardo che dicono»…
La calunnia, com’è noto, fiorisce sulla divisione, mentre i gesti di solidarietà, anche i più semplici, cambiano radicalmente il rapporto tra bene e male nel mondo. I gesti inutili all’apparenza possiedono un immenso potenziale metafisico.




Panič