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La paura è nell’aria

Non si capisce se il folle che ha accoltellato la giornalista nella redazione di radio Echo Moskvy abbia scelto appositamente per la sua «azione» l’anniversario del giorno in cui iniziò l’incubo del Teatro Dubrovka [il 23-26 ottobre 2002 terroristi ceceni presero in ostaggio 850 spettatori; l’intervento col gas degli specnaz provocò 130 vittime tra i civili]: certo è che ci sono troppe sanguinose coincidenze nella nostra storia.
Si possono mettere metal detector ogni due passi, rafforzare le guardie, ma dove l’odio è nebulizzato nell’aria nessuno è al sicuro.
Io non so quale parola, gesto, colore dei capelli, forma del naso potrà fare da detonatore al mio vicino nel metro, snervato, sfinito, stordito dalle cattive notizie del telegiornale; non so cosa si tiene in tasca e per quale «speciale evenienza».
Eppure, finché la ragione regge, rimane la possibilità di scegliere se diventare un anello della mostruosa reazione a catena del male scatenata dall’amnesia e dall’indifferenza, oppure fermare questa reazione almeno in un piccolo settore della vita, in se stessi.