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Romano Scalfi - La mia Russia

Scalfi Romano
La mia Russia. Samizdat: una risposta al grido dell’uomo di oggi
pp. 176, ed. 2017

L’ultimo libro pensato e assemblato da padre Scalfi per riproporre oggi il nuovo umanesimo dei dissidenti sovietici. Una sorta di testamento lasciato ai giovani perché conoscano un fenomeno luminoso della storia europea, e un memento per i meno giovani. Proponiamo l’introduzione scritta da padre M.G. Lepori.
Ricordiamo che il libro è acquistabile nell'e-shop


Un monaco, chiamato Romano, incontrò un giorno di quindici secoli fa un giovane assetato di assoluto che fuggiva le mondanità di Roma alla ricerca di un luogo solitario in cui consacrarsi unicamente a Dio. Un giovane certamente idealista, appassionato e ingenuo, il cui fervore avrebbe potuto facilmente deviare su strade di zelo ascetico eccessivo e ultimamente sterile. Ma incontrò una guida, un maestro, un padre: appunto il monaco Romano. Senza questo monaco, di cui non si sa praticamente nulla, quel giovane ardente e ingenuo non sarebbe diventato san Benedetto, il padre dei monaci d’Occidente, e la cultura europea e universale non sarebbe quello che è, o dovrebbe essere.
Stando al racconto di san Gregorio Magno[1] , incontrando Benedetto, Romano si preoccupò di conoscere di lui una sola cosa: quale fosse la tensione del suo desiderio. Saputolo, gli diede l’abito monastico e l’aiutò nei primi anni di vita solitaria. Volle conoscere una sola cosa, ma era l’essenziale. Il desiderio teso verso l’assoluto è la sostanza del cuore umano, una sostanza che è personale, che definisce una persona in modo unico ed irripetibile, ma che pure, e proprio per questo, fonda una comunione profonda fra tutti gli uomini. Il monaco Romano ha salvato la cultura cristiana europea aiutando quel giovane a evidenziare e circoscrivere la domanda essenziale su di sé, il motivo sostanziale per cui val la pena lasciare tutto per ritrovare tutto come filtrato e purificato dal desiderio di Dio e dalla preferenza di Cristo.

Non è solo l’omonimia di padre Scalfi con il monaco Romano che mi fa pensare a questo episodio della vita di san Benedetto, bensì la sua capacità, o meglio il suo carisma di interrogare il cuore umano sul desiderio che lo muove, e di trasmettere la consapevolezza che la concentrazione su quel punto ha la forza di trasfigurare il mondo. I testi raccolti in questo volume, sia suoi che dei testimoni del samizdat – ma è lo stesso – trasmettono proprio questa consapevolezza certa e fiduciosa che la responsabilità di ogni uomo verso il desiderio del suo cuore può sempre rinascere, lasciarsi rigenerare da un incontro, per favorire un’umanità nuova, libera, recuperata alla vitalità delle sue radici e feconda di comunione ecumenica che rigenera il popolo.

Padre Romano destava questo risveglio del cuore, evidenziando in chi lo incontrava, lo ascoltava o leggeva, il desiderio essenziale a cui consacrare la vita, ognuno nel posto e nella vocazione stabiliti per lui, per lei, dal Signore. Aiutava a definire il desiderio di assoluto come preferenza reale di Gesù Cristo, dove la densità vissuta della preferenza è la comunione con chi ci è prossimo, nella fraternità più profonda che è quella del martirio, del dare la propria vita per ciò che è più caro al cuore: la libertà, la verità, Dio, anche quando non se ne è ancora coscienti.

Chi ci incontra così, ridestando una domanda profonda che da soli non riuscivamo a definire e ad evidenziare, ci rende eredi del suo desiderio di Dio e della preferenza di Cristo che lo alimenta e soddisfa. Ce li lascia attraverso tutto ciò in cui impegna il suo desiderio, attraverso tutto ciò in cui egli vive il desiderio con responsabilità. Perché è questo che ci raggiunge in persone come padre Scalfi: la responsabilità con cui ci si impegna col proprio desiderio, riconoscendolo universale.

I testi pubblicati in questo libro sono un’eredità, l’eredità di padre Romano. Anche là dove i testi non sono suoi, è sempre lui che ci par di ascoltare, perché lui li ha accolti e meditati con desiderio e responsabilità. Li ha resi così sua personale testimonianza a Cristo Redentore dell’uomo. Tutto in queste pagine è testimonianza sua, perché lui per primo si è giocato con passione in una responsabilità grata e disponibile verso le parole e gli atti dei martiri, dei testimoni di un amore all’uomo redento da Cristo che vale più della vita.

Chi vive con tanta passione, fino alla fine, la responsabilità verso la testimonianza di chi ha desiderato la libertà e la verità per tutti, ci riempie di speranza, anzi: la riaccende. L’uomo contemporaneo ha bisogno proprio di questo: che si riaccenda una speranza più forte di ogni tentazione di disperazione. Che immenso bisogno abbiamo, in tutti gli ambiti della vita personale, sociale ed ecclesiale, di profeti della speranza come padre Scalfi! Di uno che ci gridi, sulla base dell’esperienza di tutta la sua vita e dell’esperienza di condivisione con un popolo e una Chiesa martoriati, che «se fondiamo la nostra vita in Cristo, la nostra vita fiorisce, fioriscono le nostre comunità, tutto fiorisce!». Ma che ci gridi questo non sulla base di un ottimismo che si genera da sé, ma con una speranza alimentata da una responsabilità personale e condivisa: «Il mondo cambia se cambio io, questo mi ha insegnato la Russia. (…) Quando non c’era nessuna speranza di cambiare le cose in Russia, alcuni hanno detto: dobbiamo cambiare noi».

Chi di noi non ha bisogno di riaccendere questa speranza in sé di fronte alla società in cui vive, le situazioni personali, familiari, comunitarie a cui è confrontato? Non per sentirsi forti, ma per essere lieti in tutto grazie alla vittoria pasquale della croce di Cristo. «Il singolo, come la Chiesa, – testimonia ancora padre Scalfi – facendo memoria della croce permette a questa di trasfigurare il mondo».

Questa memoria piena di speranza certa e umile, è la grande eredità lasciataci da questo «testamento» di padre Romano, perché è un’eredità che possiamo fare nostra, e condividere senza che perda di valore, e che agisce in noi e nel mondo come un fermento di vita nuova perché salvata. La grande rivoluzione è davvero la trasfigurazione del mondo che la memoria di Cristo rende sempre possibile.
Attraverso queste pagine, è allora come se padre Scalfi continuasse a venirci incontro, come il monaco Romano al giovane Benedetto, fissandoci con il suo sguardo profondo e lieto da starec, per risvegliare in noi la speranza, la fede e la carità in cui lui ci ha preceduti, e in cui ci attende presso il Signore.


NOTE
[1] San Gregorio Magno, Vita di san Benedetto, Secondo libro dei Dialoghi, cap. I.
key-words: Scalfi,Russia Cristiana

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