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Pro Armenia. Voci ebraiche sul genocidio armeno

a cura di F. Cortese e F. Berti. Prefazione di A. Arslan
Giuntina, Firenze 2015
Euro 12,00

Aaronsohn fondò il gruppo proprio in seguito ai racconti della sorella Sarah, testimone diretta degli orrori subiti dagli armeni, la quale si suicidò in un carcere turco dopo la cattura per attività di spionaggio. Vi è infine un contributo del giurista R. Lemkin, il primo a coniare la definizione giuridica di «genocidio» nel 1944.
Reagendo «a caldo» alla tragedia, gli autori sono sinceramente sgomenti di fronte alla sorte delle vittime nelle quali si immedesimano, mostrando un’umanità che fa da contraltare all’indifferenza della comunità internazionale. Il rischio è però, soprattutto nel saggio di Aaronsohn, di bollare l’intero popolo turco come barbaro e culturalmente sterile, pur riconoscendo alcune eccezioni, tuttavia poco incidenti.
A detta degli autori, non fu il fattore religioso a spingere la semplice popolazione turca e curda a partecipare con zelo perfino eccessivo ai massacri e ai saccheggi comandati dalle autorità, bensì la paura di disobbedire agli ordini, il cinismo e l’avidità dei beni altrui. Gli autori offrono, oltre a importanti resoconti che gli storiografi non possono ignorare, anche un messaggio universale: il «vantaggio» che si ottiene distruggendo l’altro è effimero e non fa crescere. Assai più conveniente è mettere in comune le ricchezze di cui ogni nazione e persona è dotata.