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Polonia, tra solidarietà e Stato «sacralizzato» (1)

La Polonia sta vivendo un processo di cambiamento. La patria di Solidarność si chiude sulla difensiva davanti all’Europa che cambia. Turbata dal conflitto tra militanza e testimonianza, ha bisogno del discernimento della Chiesa.

Novembre 2017: ancora una volta la Polonia in piazza, una folla di 60mila persone che sfilano con bandiere bianco-rosse, famiglie, giovani, anziani soldati in divisa… Una manifestazione patriottica di popolo che entusiasma alcuni e spaventa altri. Sicuramente, nella Polonia che cambia come sta cambiando (e rapidamente) l’Europa, c’è un’ambiguità di fondo che va decifrata, perché il paese ritrovi la sua unità.
(…) La difficoltà è nelle cose e nella storia, perché i temi dell’indipendenza e del patriottismo sono cari da sempre alla società e alla cristianità polacca; e il problema è reso ancor più complesso in presenza di un governo che impugna i valori cristiani come strumento di consenso politico.
La sfida maggiore per la Chiesa polacca è acquisire la giusta capacità di discernimento nei confronti di una politica governativa che difende alcuni principi fondamentali per i cristiani, ma che allo stesso tempo mantiene un’ambiguità di fondo, là dove mostra la tendenza ad usare il cristianesimo per i propri fini, proponendo un’immagine di cristianesimo etnico-culturale, patriottico e tendenzialmente egemonizzante.
(…) È pur vero che gli 8 anni di governo di Piattaforma Civica avevano stancato molti, ma la vittoria alle elezioni di Diritto e Giustizia ha suscitato un'euforia eccessiva anche in alcuni ambienti ecclesiali, che ha portato a una sbrigativa condanna di tutta l’esperienza passata e a una altrettanto sbrigativa accettazione della nuova fase… Il tema del giusto contendere (delle norme più o meno discutibili o condivisibili) pare scomparire dietro uno sfondo in cui l’avversario non è più degno di alcun credito e dove non si tratta più di riconoscere le ragioni degli uni o degli altri, ma di accusarli di ogni possibile torto.



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